Quando i figli si prendono cura dei genitori

Fortunatamente non capita spesso, ma ci sono casi in cui sono i bambini a prendersi cura dei propri genitori. Questo si chiama Accudimento invertito.

Ciò che spesso accade è che il bambino protegga il genitore fragile per garantire i suoi bisogni, ma vediamo più nel dettaglio come si instaura questa dinamica relazionale del tutto “innaturale”.

Figli terapeuti dei propri genitori

mamma papa e bimba che si baciano. maria Luongo

Cosa desidera più di tutto un bambino? Anche se sembrerebbe plausibile rispondere a questa domanda con “giochi e caramelle” c’è qualcosa di ancora più fondamentale per ogni bambino, ovvero l’amore e il benessere dei propri genitori.

Che sia conscio oppure inconscio, ogni figlio desidera che la propria coppia genitoriale sia solida, stabile e felice, che non litighi e che tutti stiano bene in un triangolo che abbia il potere di farlo sentire protetto ed amato. Questo è, per il bambino, unico obiettivo da raggiungere con ogni mezzo, affinché la sua felicità possa essere garantita tramite il soddisfacimento di quelli
che chiamiamo bisogni primari. Tali bisogni riguardano il sentirsi amato, rispecchiato, guidato e supportato, in un contesto familiare che separi i ruoli genitoriali rendendoli chiari e sicuri, su cui il bambino può fare affidamento, e a cui può contrapporsi.

Ma molto spesso capitano situazioni in cui è il figlio a prendersi cura del genitore, rinunciando al soddisfacimento di quelli che sono i suoi bisogni primari. Si instaura, così una relazione differente, ugualmente asimmetrica, tra genitore e bambino che prende il nome di accudimento invertito. Il bambino già in tenerissima età farà di tutto nel tentativo di prendersi cura dei propri genitori, esattamente come desidera essere accudito dal genitore stesso (Winnicott, 1954; Emde,1990).

I casi in cui si instaura l’accudimento invertito

Tantissime possono essere le possibili cause che danno vita a questo genere di relazione, particolarmente disfunzionale per il bambino. Si pensi ad esempio ai bambini di mamme molto depresse: questi fungono un po’ da “rianimatori” delle proprie mamme. Strappano loro sorrisi, tollerano con apparente calma momenti poveri emotivamente, e quando arriva il padre, che da loro il cambio nel rianimare la madre, si ritirano dalla relazione genitore-figlio per lasciare spazio alla relazione coniugale (Stern, 1991)

L’ accudimento invvertito può colpire anche bambini di maggiore età, come quelli che fanno sport o studi amati dai propri genitori solo per il piacere di renderli felici, ed orgogliosi di loro stessi. L’obiettivo del bambino è quello di aumentare l’autostima del proprio genitore: rispondendo bene ai bisogni educativi (come ad esempio: andare bene a scuola, essere educati, rispettosi, ben integrati nel gruppo dei pari, o eccellere nello sport), il bambino si rende un “bravo bambino”, il cui merito è direttamente connesso all’efficacia del “bravo genitore” (Norsa e Zavattini, 1997). Rispecchiare i bisogni del genitore diviene attività fondamentale per il bambino che sperimenta questo come unico modo di essere visto.

Anche la morte di uno dei coniugi segna inevitabilmente il rapporto con l’altro genitore. Il bambino, infatti, tenta di sostituirsi al genitore defunto, acquisendone aspetti caratteriali, ambizioni nella vita, sogni e atteggiamenti, nel tentativo di risanare una ferita troppo grande per il genitore “superstite”. Anche nel tipo di relazione genitore-bambino possiamo vedere scomparire a poco a poco l’asimmetria esistente tra i due, fino a rendere il figlio quasi un sostituto del coniuge defunto. Assistiamo in questi casi a comportamenti come quello di dormire nel letto genitoriale, oppure il non lasciare mai solo il genitore “superstite”, non per la paura di perdere anche questo, ma per paura di non lasciarlo solo ad “affogare” nel suo dolore. Spesso il bambino rinuncia anche ad aspetti del proprio sé per far spazio a quelli desiderati dal genitore “superstite”. A poco a poco, da bambino ma anche da adolescente, tenderà ad abbandonare i suoi compiti evolutivi e il conteso dei pari, per sembrare un “piccolo adulto” dal carattere ansioso, rigido e ipercontrollante. Fuso in una relazione con il genitore “superstite”in cui non c’è spazio per l’altro.

Conclusioni e suggerimenti

Sebbene ogni figlio, prima o poi in età adulta, sperimenti cosa vuol dire prendersi cura di un genitore, questo è un processo naturale che non ha niente a che fare con quanto descritto fino ad ora. Nell’infanzia, ma anche nella adolescenza, il ruolo del genitore come figura di accudimento è di estrema importanza per un sano sviluppo psicofisico del bambino. Purtroppo ci sono casi in cui tale relazione sembra avere invertito le sue parti costringendo i “piccoli” ad occuparsi del “grandi”: accudimento invertito.

Chiedere aiuto è il primo passo fondamentale per salvaguardare la salute e lo sviluppo del bambino, ma anche del genitore accudito. Sia che arrivi dallo stesso genitore in difficoltà, o anche dal contesto familiare, dalla scuola o dalle istituzioni di altro genere, è importante segnalare casi simili. Un infanzia fatta di giochi e di spensieratezza è un diritto di tutti, non neghiamo, quindi, a questi bambini e a queste famiglie un aiuto che possa sostenerli.

Dott.ssa Maria Luongo